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Cultura Finanziaria

I primi passi nel mondo finanziario partono da una conoscenza dei più comuni strumenti di investimento, ecco i principali:

BOT

buoni ordinari del tesoro dello stato Italiano. Sono titoli a breve termine emessi dal Tesoro per provvedere alla copertura del fabbisogno statale, la durata è di 3– 6 – 12 mesi. L’aliquota di tassazione è del 12,5%

 

BTP

buoni ordinari del tesoro poliennali: Sono titoli a medio/lungo termine emessi dal Tesoro per finanziare il debito pubblico, il rendimento è a tasso fisso, di norma le scadenze sono 5-7-10 anni, il calcolo del rendimento è più complesso, perché si basa sull’uguaglianza tra il prezzo del titolo e la somma dei flussi di cassa scontati a un certo tasso, l’elaborazione di questo calcolo finanziario, dà come risultato il TIR Internal Rate of Return (tasso interno di rendimento). L’aliquota di tassazione è del 12,5%

 

BTP.I

buoni ordinari del tesoro poliennali inflation linked,. Sono titoli a medio/lungo termine emessi dal tesoro per finanziare il debito pubblico, il rendimento è a tasso variabile, in base all’inflazione.L’aliquota di tassazione è del 12,5%

 

BOC – BOR - BOP

buoni ordinari comunali –regionali – provinciali. Sono titoli al portatore, gli enti locali per potere emettere prestiti obbligazionari non devono trovarsi in condizioni di dissesto o in una situazione strutturalmente deficitaria definita nell’art. 45 del decreto legislativo n.504/1992. I titoli devono avere una durata non inferiore a cinque anni e possono essere emessi a tasso fisso o variabile, ma il loro rendimento effettivo al lordo d’imposta non deve essere superiore di un punto percentuale ai titoli di stato di pari durata o, in mancanza, con vita residua più vicina. I rendimenti sono più competitivi rispetto ai titoli di Stato equivalenti (Bot e Cct) in media di 0,5 punti in più. Si differenziano molto dai titoli di Stato per le modalita' di rimborso, il capitale e' infatti restituito in parti uguali insieme alle cedole, che di solito sono semestrali. L’art. 35 della legge n.724/1994 vieta espressamente ogni forma di garanzia a carico dello stato. L’aliquota di tassazione è del 12,5%

 

CCT

certificati di credito del tesoro a tasso variabile, sono titoli a medio/lungo termine, emessi dal tesoro per finanziare il debito pubblico italiano, il meccanismo di indicizzazione è determinato sulla base del rendimento medio dei Bot a sei o a 12 mesi, emessi nel bimestre precedente, maggiorato di uno spread, che varia da 300 punti base ai 1000, in base alla durata del titolo, la prima cedola è determinata al momento dell’emissione, e viene differenziata in base alla scadenza del titolo, 5-7-10 anni. L’aliquota di tassazione è del 12,5%

 

CTZ

certificati di credito del tesoro zero coupon, ovvero non distribuiscono cedole. Il rendimento è la differenza tra il prezzo dell’emissione e il prezzo del rimborso del titolo. L’aliquota di tassazione è del 12,5%. Questi sono i titoli di debito che lo stato emette per finanziare il debito pubblico ed il deficit di bilancio, il loro rendimento è subordinato alla salute delle finanze dello stato, dal suo merito di credito (cioè il rating) e dalla politica monetaria della Banca Centrale Europea

 

BOND/OBBLIGAZIONI CORPORATE

titoli di debito da enti privati (aziende & banche)

 

OBBLIGAZIONI INDICIZZATE

sono titoli obbligazionari, riconducibili all’esigenza di fornire al mercato dei titoli il cui valore sia protetto in tutto o in parte dalla perdita di potere d’acquisto. I parametri possono essere diversi, dall’inflazione al costo del denaro

 

OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI

sono titoli che consentono al sottoscrittore di convertire in azioni della società emittente o di un altra società quotata ( metodo diretto o indiretto) il valore nominale dell’obbligazione, in un determinato lasso di tempo. Hanno un peso preponderante per il rendimento, il rapporto di cambio, il prezzo dell’azione all’atto della conversione

 

end faq

 

Fonte: Presentazione di Rag. Pubblica Dr. Dario Kafaie


OBBLIGAZIONI BANCARIE CORE 1- 2- 3

Tier 1

Si tratta della tipologia più rischiosa, da assimilare ad un’azione di risparmio con dividendo/cedola definito a priori. Non ha scadenza, ma l’emittente ha la possibilità di rimborsare il titolo (opzione call) di solito al decimo anno (con l’assenso della Banca Centrale) e, se non lo fa, la cedola cresce, rendendo più onerosa questa via di finanziamento. La cedola è fissa o variabile fino alla call, mentre è sempre variabile successivamente. Qualora la banca non paghi dividendo agli azionisti, la cedola viene cancellata e persa. Qualora vengano realizzate perdite che mettono in pericolo la solidità della banca, il capitale nominale viene decurtato, pro-quota, di queste perdite. In caso di liquidazione, vengono privilegiati i portatori di Tier 2 (Lower e Upper) e Tier3. A causa della natura “ibrida” di questo titolo, che si colloca tra un’azione ed un’obbligazione, la maggioranza delle banche italiane lo considera, dal punto di vista fiscale, un titolo atipico con cedole soggette ad una ritenuta del 27% (invece del solito 12,50% )

 

Upper Tier 2

Meno rischioso del Tier 1, ha una scadenza di 10 anni o superiore. In caso l’emittente chiuda l’esercizio in perdita, le cedole non vengono cancellate, ma solo sospese e pagate, tutte insieme, nel primo anno che si chiuda in utile. Di solito non è prevista alcuna remunerazione o capitalizzazione per le cedole eventualmente pagate in ritardo. Il nominale può essere diminuito, in casi straordinari e più limitati che nel caso del Tier 1. In caso di liquidazione vengono privilegiati i portatori di Lower Tier 2 e Tier 3. Dal punto di vista fiscale, il titolo è, da alcuni, assimilato al Tier 1 (ritenuta del 27% sulle cedole), mentre altri lo considerano una normale obbligazione (imposta: 12,50%)

 

Lower Tier 2

La scadenza è usualmente di 10 anni, ma l’emittente può (e deve) rimborsare alla pari al quinto anno. Se la banca non utilizza l’opzione di rimborso anticipato al quinto anno, non solo la cedola viene aumentata in modo consistente, ma l’emittente viene anche penalizzato dalla sua banca centrale. Le cedole, variabili o fisse, vengono sempre pagate alla data prefissata; sono bloccate solo in caso di una vera e propria insolvenza. Il capitale non subisce decurtazioni, se non in caso di liquidazione della banca. Si tratta del meno complicato e rischioso dei subordinati, ma, proprio per questo, molto soggetto ad essere venduto come una normale obbligazione “senior” da parte di “venditori” non trasparenti. In caso di liquidazione dell’emittente, questo strumento viene preferito ai Tier 1 e Upper Tier 2, trovandosi allo stesso livello dei Tier 3. Il rendimento di mercato per nuove emissioni è pari al tasso IRS/Euribor a 10 anni maggiorato di un margine compreso tra 0,40 e 1,10%, in dipendenza della qualità dell’emittente. La tassazione è quella ordinaria delle obbligazioni (imposta sostitutiva del 12,5%)

 

Tier 3

E’ una tipologia molto recente ed ancora relativamente poco sperimentata. Invece di servire agli istituti di credito per accrescere il proprio volume di attività genericamente inteso, va ad aumentare unicamente la capacità operativa nell’area del trading sui mercati finanziari. Di solito, la sua emissione viene raccomandata dalla banca centrale agli operatori particolarmente attivi nel mercato dei capitali. La scadenza è breve (2-4 anni), la remunerazione di solito in linea con il Lower Tier 2 (che però ha sempre una scadenza superiore). Il pagamento del capitale e delle cedole può essere sospeso (non cancellato), su disposizione della banca centrale, in caso di indebolimento eccessivo della solidità dell’istituto. In caso di liquidazione dell’emittente, viene preferito ai Tier 1 e Upper Tier 2, trovandosi allo stesso livello dei Lower Tier 2. La tassazione è quella ordinaria delle obbligazioni (imposta sostitutiva del 12,5%)

 

end faq

 

Fonte: Nicola Pegoraro


IL RENDIMENTO DEI TITOLI OBBLIGAZIONARI, E’ INFLUENZATO DALLE POLITICHE MONETARIE, DAL MERITO FINANZIARIO DELL’EMITTENTE, DALL’INFLAZIONE, DAL CICLO ECONOMICO.

PRONTO CONTRO TERMINE

vendita con patto di riacquisto, un soggetto (Banca) vende a pronti dei titoli e contemporaneamente riacquista a termine, la durata è solitamente 1-3 mesi, è non è ammessa l’estinzione anticipata. Il loro utilizzo da parte delle banche è per la necessità di equilibrare la propria gestione di tesoreria a breve termine. L’aliquota di tassazione è del 12,5%

 

AZIONI ORDINARIE

è l’unità di misura che identifica la partecipazione di un socio il quale diventa titolare del diritto a una parte proporzionale degli utili netti, di partecipare all’assemblea dei soci e di esercitare il proprio voto in rappresentanza della quota detenuta

 

AZIONI PRIVILEGIATE

hanno un diritto prelatorio nella ripartizione degli utili, e nel rimborso del capitale allo scioglimento della società, ma hanno delle limitazioni al diritto di voto limitato sole delibere di assemblea straordinaria, nel caso in cui le azioni privilegiate godano a pieno titolo anche del diritto di voto, vengono chiamate PREFERENZIALI, le azioni privilegiate non possono superare il 50% del capitale sociale

 

AZIONI DI RISPARMIO

questi titoli hanno alcune caratteristiche che li rendono assimilabili alle obbligazioni, sono state volute dal legislatore, con la legge n°216/1974 per consentire alle aziende di ampliare la raccolta di capitale di rischio e diffondere l’investimento azionario tra i risparmiatori. Queste azioni non possono superare il 50% del capitale sociale, non godono del diritto di voto. La ripartizione degli utili è elargita per un minimo del 5% del valore nominale delle azioni ed avere almeno un delta positivo del 2% del dividendo erogato alle azioni ordinarie. L’aliquota di tassazione è del 15,%

 

FONDO COMUNE D’INVESTIMENTO

è un contenitore finanziario costituito con il patrimonio dei sottoscrittori ripartito in quote ed affidato ad una SGR (società di gestione del risparmio), che si adopera ad investire i denari sui mercati finanziari attribuendo un valore ad ogni quota in base all’andamento degli investimenti. Esistono moltissimi fondi, (aperti – chiusi – passivi – attivi – bilanciati – armonizzati – azionari – obbligazionari – liquidità – fondi di fondi, per ogni esigenza d’investimento). L’aliquota di tassazione è del 12,5%

 

SICAV

è società a capitale variabile di cui i sottoscrittori sono soci con i relativi diritti di voto, sono come dei fondi di investimento, ed assolvono entrambi la stessa funzione di gestire un patrimonio

 

ETF

sono fondi di investimento, quotati sulle borse ufficiali che replicano esattamente l’andamento dell’indice di riferimento, con i quali si può investire su diversi panieri o indici settoriali. Sono titoli efficienti, con i quali si possono eseguire delle buone strategie di diversificazione

 

ETC

sono dei normali etf, con un sottostante investito in materie prime

 

HEDGE FUND

sono fondi comuni speculativi, hanno un massimo di 200 sottoscrittori, hanno un minimo di sottoscrizione di € 500.000, possono operare in deroga alle norme prudenziali, e le loro quote non possono essere oggetto di sollecitazione al pubblico risparmio

 

DERIVATI

Strumento finanziario il cui valore dipende da un SOTTOSTANTE Con investimento iniziale nullo o irrilevante regolato ad una data futura
Sono derivati:

  • Forward (e future)
  • Swap
  • Option

Dopo la loro sottoscrizione, il loro fair value diventa positivo per una controparte e negativo per l’altra, sulla base dell’andamento delle variabili di mercato.

Forward: In data 1/9/Anno 1 la società Alfa sottoscrive un contratto forward per consegnare in data 1/2/Anno 2 100.000 $ al tasso di cambio 1 Euro = 1,30

Swap: In data 1/9/Anno 1 la società Alfa sottoscrive un contratto di Interest Rate Swap su un valore nozionale di 500.000 € della durata di 10 anni. Il contratto prevede che:

Alfa paghi alla banca il tasso fisso del 5%

Alfa incassi dalla banca il tasso variabile Euribor a 6 mesi.

Option: In data 1/9/Anno 1 la società Alfa acquista un’opzione call che le dà il diritto di acquistare tra cinque mesi 10.000 azioni della società X ad un prezzo di 5 € ciascuna. Il premio pagato dalla società Alfa è pari a 0,5 € per ciascuna azione.

 

end faq

 

Fonte: Dipartimento di  Economia Aziendale Facoltà di Economia Un. di Torino


Concludendo questo mia piccola contribuzione alla cultura finanziaria, vorrei toccare due temi importanti, uno storico e l’altro attuale.

UN PO’ DI STORIA

Bisogna eliminare subito un equivoco, la storia ha strettamente legato l'immagine dell'usuraio a quella dell'ebreo. Intorno al 1000 d.c. in tutti i paesi cristiani vengono istituite le Corporazioni di arti e mestieri, la cui appartenenza era legata alla professione della fede cristiana; da questo momento gli Ebrei, esclusi da ogni campo di attività, sono sospinti verso l’unica professione preclusa ai Cristiani: quella di banchieri (come è noto, la Chiesa proibisce di prestar denaro a interesse).

La vita degli Ebrei subisce un mutamento radicale; non solo in Italia, ma in tutta Europa: facendo commercio di denaro si rendono necessari ovunque, ed è per questa sola ragione che ovunque sono tollerati. Gli Ebrei romani possono considerarsi i pionieri di questa nuova attività economica dei banchi di credito. Questo mestiere veniva esercitato anche da Cristiani, specialmente italiani; ed è perciò che essi erano chiamati Lombardi, nome dato loro nei paesi d’oltre Alpe, sebbene fossero prevalentemente toscani e soprattutto fiorentini; ma dopo il III Concilio Lateranense (1179 d.c.), in cui si era stabilito che fosse negata sepoltura cristiana a chi prestava denaro a interesse, gli Ebrei si resero più che mai necessari, e il loro lavoro aumentò considerevolmente. Si formarono così tante piccole Comunità scaglionate in tutto il Paese; non c’era centro dell’Italia settentrionale o centrale che non avesse una Comunità ebraica. I rapporti tra gli Ebrei e il Comune o il Signore della città che li ospitava erano regolati da un contratto chiamato condotta. Con la condotta il Signore (o il Comune) garantiva agli Ebrei protezione, libertà di culto e il permesso di aprire banchi di pegni (i debitori lasciavano in pegno al banchiere qualche oggetto, che veniva restituito all’estinzione del debito; oppure, se questo non avveniva, era messo in vendita); in cambio gli Ebrei dovevano pagare forti tasse, che venivano detratte dai proventi degli interessi, il cui tasso era fissato dal 15 al 25%. Tra le varie clausole della condotta c’era questa: gli Ebrei dovevano tenere un registro dei conti.

Secondo la consuetudine del tempo, gli Ebrei scrivevano in italiano con caratteri ebraici (anche in altri Paesi gli Ebrei scrivevano nella lingua nazionale con caratteri ebraici); questo fino a quando papa Paolo IV con la bolla Cum nimis absurdum (1555) proibì agli Ebrei di servirsi di tali caratteri per i loro registri. Percorrendo la storia, nel Medioevo i commercianti viaggiatori ricevevano contro il deposito di denaro presso un banchiere le lettere di credito, con le quali essi ritiravano parte del denaro depositato durante il viaggio mostrando le lettere di credito. In questo modo fu diminuito il pericolo di essere derubati.

ATTUALITÀ

Mi è impossibile sorvolare, ciò che è accaduto in questi ultimi anni, mettendoci di fronte a una crisi del settore del credito a livello mondiale, derivata dai mutui subprime americani i quali sono concessi a clienti che hanno un grosso rischio d'insolvenza, ad un alto tasso di interesse, la crescita dei tassi americani ha in sostanza messo in difficoltà le famiglie che avevano contratto questi mutui, le cui rate in un arco di tempo relativamente breve sono significantemente aumentate determinando quindi un elevato indice di insolvenza.

Ad aggravare la crisi dei mercati mondiali hanno contribuito in misura determinante prodotti di “tecno finanza” cioè i “derivati”, emessi a fronte dei mutui “subprime”: questi venivano in sostanza cartoralizzati (ceduti) ad altre società per gestire il rischio su più soggetti e riequilibrare la liquidità, che a loro volta emettevano prestiti obbligazionari muniti di rating (giudizio di affidabilità) d’eccellenza. Tali obbligazioni sottoscritte da istituzioni finanziarie americane, europee e asiatiche , sono state immesse tra l’altro nei portafogli di fondi comuni destinati ai risparmiatori, le insolvenze hanno innescato una reazione a catena culminata nel crollo dei mercati azionari e nella sfiducia nel settore finanziario.

Tutto questo ha creato un insito sospetto nel sistema bancario, il quale ha la consuetudine di imprestarsi liquidità a breve, sul più banale dei contratti: la “fiducia”, la quale è venuta meno in quanto nessuna banca è a conoscenza di quanti subprime, quindi prodotti spazzatura, ha nei bilanci la vicina, ciò ha creato un panico a catena che per attenuarlo ha visto intervenire le banche centrali dei paesi di quasi tutto il mondo le quali hanno immesso ingenti iniezioni di liquidità per evitare un crack finanziario. Questa pratica è diventata possibile grazie le strette relazioni familiari dei primi banchieri. Alla Fine 17° secolo il divieto d'interesse per i cristiani fu ritirato ufficialmente. La banca, come la conosciamo oggi, tuttavia è nata già per necessità del commercio marittimo, soprattutto nelle città commerciali come Venezia, Genova, Amburgo, Amsterdam e Londra. Un rapporto reciproco stretto di fiducia tra le banche ha già sempre avuto un'importanza particolare, poiché non era possibile mantenere ovunque succursali. Relazioni di questo tipo esistono ancora oggi nel sistema di corrispondenza delle banche.

Quando l’uomo saprà tutto il mondo sarà finito

Fonte: tratto dalla tesi del Dr. Dario Kafaie

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    Scritto Giovedì, 14 Settembre 2017 09:15

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